top of page

Dal tuo umano

  • 4 mag
  • Tempo di lettura: 1 min

Ninfea non è mai stata “la mia cavalla”.

Non nel senso comune del termine.


È arrivata prima che sapessi davvero cosa stavo cercando.


Ci sono incontri che non si spiegano subito.

Entrano piano, senza fare rumore, e restano.


Con Ninfea è stato così.


Quando la vedo, qualcosa cambia misura.

Le ore perdono peso.

Gli impegni si allontanano.

Rimane solo un respiro più ampio, più vero.


Il suo.


Nei suoi occhi c’è una verità quieta.

Non chiede.

Non pretende.

Resta.


E in quel restare mi riporta ogni volta a qualcosa che conosco, ma che a volte dimentico.


Ninfea non è perfetta.


Ed è proprio lì che vive la sua bellezza.


Nei suoi tempi.

Nelle sue fragilità.

Nelle sue risposte mai identiche.

Nel suo modo di essere sempre sé stessa, senza cercare di piacere.


Con lei ho imparato che un legame non si misura da ciò che si ottiene.


Si riconosce da ciò che lascia.


E lei lascia tracce silenziose.


Nel modo in cui entro nel suo spazio.

Nel modo in cui mi fermo.

Nel modo in cui imparo a non chiedere più del necessario.


Ogni incontro con Ninfea diventa una specie di ritorno.


Non a un luogo.

Ma a una parte più semplice di me.


Una parte che smette di correre, di difendersi, di voler spiegare tutto.


Con lei non serve dimostrare.

Serve solo esserci. Davvero.


E allora capisco che alcune presenze non si possiedono.

Si custodiscono.


Ninfea è questo per me.

Non qualcosa che possiedo.

Ma qualcosa che mi attraversa.


Dal tuo umano.

bottom of page