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Preparare il cuore

  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono incontri che non iniziano quando arriviamo.


Iniziano prima.

Nel tempo dell’attesa.


“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, io comincerò a essere felice.”

scrive Antoine de Saint-Exupéry.


E in quelle parole c’è qualcosa che va oltre la poesia.


C’è l’idea che per incontrare davvero qualcuno,

bisogna imparare a prepararsi.


Con il cavallo questo è evidente.


Non basta avvicinarsi.

Non basta esserci.


Il cavallo non risponde alla fretta.

Non segue il controllo.

Non si adatta a un ritmo imposto.


Aspetta.


Aspetta che qualcosa si allinei.


Il respiro.

Il passo.

Il tempo.


Chi lavora con i cavalli lo sa:

non siamo noi a guidare davvero il movimento.


Il cavallo non segue: aspetta che il passo diventi condiviso.


Non si tratta di guidare,

ma di arrivare allo stesso tempo.


E questo accade solo quando siamo disposti ad aspettare.


A rallentare.

A lasciare spazio.


In quei momenti succede qualcosa di semplice ma raro.


Il passo si sincronizza.

Il movimento si accorda.


Non è più una direzione da seguire,

ma un tempo da condividere.


Non perché qualcuno lo ha deciso,

ma perché il ritmo ha smesso di essere imposto.


È qualcosa che accade senza essere spiegato.


E forse è proprio questo uno degli insegnamenti più profondi.


Che non tutto si costruisce facendo.

Alcune cose nascono aspettando.


Preparandosi.

Imparando ad esserci davvero.


A volte pensiamo di dover guidare.

Di dover decidere quando iniziare, quando andare, quanto fare.


Ma con il cavallo succede qualcosa di diverso.


Non si parte finché il tempo non è giusto.

Non si va finché il passo non è condiviso.


E allora si scopre che non sempre siamo noi a condurre.


A volte è il cavallo ad aspettare il nostro passo.

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